Perché un archivio della gelosia
La Fondazione Bruno Cucchi nasce da un archivio. Prima ancora che da un pensiero, prima ancora che da una teoria delle relazioni triadiche, nasce da milleduecento fascicoli di carta, da circa quattromila lettere, da tremilacinquecento fotografie in bianco e nero, da diari scritti a mano e da annunci personali ritagliati da quotidiani degli anni Sessanta. La domanda che ci viene rivolta più spesso è anche la più semplice: perché raccogliere tutto questo?
La risposta ha a che fare con ciò che la storiografia ufficiale trascura. Le grandi narrazioni del Novecento — la politica, l'economia, le guerre, i movimenti sociali — hanno prodotto archivi sterminati. Ma esiste un livello della vita sociale che raramente lascia traccia nei documenti istituzionali: il modo in cui le coppie, nella loro intimità, hanno negoziato i confini del desiderio, della fedeltà e del possesso.
Bruno Cucchi, archivista per formazione e per vocazione, comprese prima di molti che quelle tracce — apparentemente marginali — costituivano un patrimonio antropologico di valore inestimabile. Le sue "unità di osservazione" coprono cinquant'anni di storia italiana: dal dopoguerra alla fine degli anni Novanta, diciotto regioni, centinaia di testimoni anonimi. Insieme, raccontano l'evoluzione silenziosa del concetto di fedeltà, il passaggio da un modello proprietario dell'intimità a forme più fluide e contrattuali di relazione.
L'archivio della Fondazione non è un museo della gelosia. È un laboratorio in cui il materiale più privato viene trattato con il rigore che si deve a un documento storico. Ogni lettera, ogni fotografia, ogni testimonianza viene catalogata, protetta, studiata. Non per curiosità, ma per comprensione. Perché ciò che accade tra due persone — e a volte tra tre — non è mai solo una storia privata: è anche un fatto culturale, sociale, antropologico.
Conservare queste testimonianze significa restituire dignità a un aspetto della vita umana che la cultura contemporanea tende a relegare al gossip o alla pornografia. Significa prendere sul serio il desiderio, la gelosia, la negoziazione del confine, e riconoscere che in ogni coppia esiste da sempre un terzo — reale o fantasmatico — che struttura il legame.
Per questo esiste un archivio della gelosia. Perché il terzo, come scriveva Cucchi, rimane.