La Veglia del Terzo
Due volte l'anno, nei pressi degli equinozi di primavera e d'autunno, la sede di via dei Prefetti si prepara a un evento che non compare in alcun calendario pubblico. I partecipanti arrivano al tramonto, uno alla volta. Sono Membri Custodi e Alchimisti Relazionali: i gradi più alti della Fondazione. Indossano abiti scuri, parlano sottovoce. La Veglia del Terzo sta per cominciare.
Il cerimoniale è semplice e rigoroso. I partecipanti si dispongono in cerchio attorno al Tavolo delle Tre Sedie. Ogni persona legge a turno una testimonianza anonima tratta dall'archivio: frammenti di lettere, pagine di diario, trascrizioni di colloqui. Non sono ammessi commenti. Alla fine del giro di letture segue un periodo di silenzio di venti minuti. Quindi, collettivamente, viene pronunciato il motto: Tertius manet.
Non esistono resoconti ufficiali della Veglia. Le testimonianze lette vengono scelte di volta in volta dal Collegio della Soglia, su proposta dei Custodi. Non esiste un canone prestabilito: la selezione cambia a ogni edizione, seguendo un criterio che non è mai stato esplicitato. Alcuni membri ritengono che le letture siano scelte in base a un tema segreto, comunicato solo agli Alchimisti. Altri sostengono che non ci sia alcun tema, e che la Veglia sia proprio questo: ascoltare voci casuali dell'archivio senza cercare un significato unitario.
La prima Veglia del Terzo si tenne il 20 marzo 2009, equinozio di primavera. Da allora non è mai stata saltata, neppure durante la pandemia del 2020, quando i partecipanti si collegarono da remoto — ciascuno nella propria stanza, di fronte a una sedia vuota.