La cassaforte dei testamenti

La cassaforte dei testamenti

Nella Stanza Bianca, accanto alla cassaforte che custodisce il catalogo originale di Bruno Cucchi, ne esiste una seconda. Più piccola, di epoca ottocentesca, con la serratura a doppia mappa e lo sportello decorato da motivi floreali incisi a bulino. Proviene dall'ex studio notarile che occupava il palazzo prima della Fondazione, ed è stata lasciata dov'era.

All'interno sono conservati i cosiddetti testamenti: dichiarazioni autografe di alcuni membri anziani che affidano alla Fondazione le proprie memorie personali dopo la morte. Il contenuto è sigillato: le buste non possono essere aperte prima del decesso del firmatario. Nessuno sa con precisione quante siano. Il Collegio non ne parla. Le stime informali, tra i membri, oscillano tra cinque e quindici.

La pratica non è prevista da alcun regolamento. È nata spontaneamente, quando alcuni tra i primi membri — tutti ormai scomparsi — chiesero di poter lasciare all'archivio non solo le testimonianze raccolte in vita, ma anche ciò che non avevano mai detto a nessuno. La Fondazione accettò di custodire quelle buste senza leggerle, stabilendo un patto che da allora è stato replicato da altri membri.

Non si tratta di un testamento in senso legale, ma di un atto di fiducia. Chi scrive affida alla Fondazione la propria intimità postuma, confidando che verrà trattata con lo stesso rigore riservato ai documenti del Fondo C. La cassaforte è aperta solo per inserire nuove buste. La chiave è detenuta dal presidente del Collegio della Soglia. Nessun'altra persona ha accesso.

Finora nessuna busta è stata aperta.


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