Il Diario Finale e il codice indecifrabile

Il Diario Finale e il codice indecifrabile

L'ultimo quaderno di Bruno Cucchi è rilegato in tela nera, 240 pagine numerate. Copre il periodo dal 4 gennaio 1992 al 7 novembre 2004, quindici giorni prima della sua morte. Non contiene una parola in chiaro: soltanto sequenze di numeri, iniziali, date, scritte con una calligrafia minuta e regolare che prosegue fino all'ultima pagina, lasciata bianca.

Il crittografo Marco Santini, consulente della Fondazione tra il 2009 e il 2011, concluse che il sistema non corrispondeva a nessun codice noto. «Potrebbe essere un codice privato, una scrittura automatica o un promemoria personale», scrisse nel suo rapporto. «Non ci sono elementi sufficienti per determinarlo.» Dopo la sua relazione, la Fondazione ha rinunciato a ulteriori tentativi di decifrazione.

Non tutti i membri del Collegio concordano con questa rinuncia. Alcuni ritengono che il Diario Finale contenga le ultime riflessioni teoriche di Cucchi, forse la chiave per interpretare l'intero archivio. Altri, tra cui Anna Maria Valli, sostengono che si tratti di un sistema personale di promemoria il cui significato è andato perduto con la morte dell'autore. Altri ancora ipotizzano che la chiave sia nascosta in uno dei fascicoli non catalogati.

Il quaderno è conservato in una custodia di cartone privo di acidi, all'interno della cassaforte della Stanza Bianca. È stato digitalizzato integralmente ma le immagini non sono state distribuite. Il mistero del Diario Finale è forse il più celebre tra le aporie della Fondazione, e quello su cui il Collegio ha sempre mantenuto il silenzio più rigoroso: non perché la decifrazione sia impossibile, ma perché ammettere che potrebbe esserlo significherebbe ammettere che qualcosa, di Cucchi, rimarrà per sempre inaccessibile.


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