Fotografie senza volto
La collezione fotografica dell'archivio Cucchi conta oltre 3.500 immagini, in gran parte in bianco e nero. Sono ritratti, paesaggi, interni, scene di vita quotidiana. E quasi nessuno dei soggetti è riconoscibile.
Non si tratta di un'esclusione deliberata né di una censura a posteriori. La stragrande maggioranza delle fotografie conservate nel Fondo C. è anonima per natura: Cucchi le raccoglieva da fonti private — album di famiglia, scatole di ricordi, archivi domestici dismessi — e le classificava con le stesse sigle alfanumeriche usate per lettere e diari. Il volto dei soggetti, quando era noto, veniva registrato su schede separate, mai sulle stampe.
La Fondazione ha ereditato questa prassi e l'ha trasformata in un principio deontologico. Le fotografie con soggetti identificati possono essere pubblicate solo con autorizzazione esplicita del Collegio della Soglia e, quando possibile, delle persone ritratte o dei loro familiari. Per tutte le altre, la scelta è stata di non pubblicare i volti, anche quando il rischio di identificazione sembra remoto. Il rispetto della riservatezza, sancito dal codice etico all'art. 2, prevale sull'interesse documentale.
Il lavoro di catalogazione procede con lentezza. Ogni immagine viene esaminata, datata per quanto possibile, descritta nei suoi elementi materiali (formato, supporto, stato di conservazione) e inserita in un registro digitale. Il catalogo è consultabile nella sala lettura della sede di Roma, ma le immagini stesse — i file digitalizzati — non sono accessibili al pubblico. Vedere una fotografia dell'archivio richiede di recarsi fisicamente a via dei Prefetti e di motivare la richiesta.
Questa opacità è talvolta fraintesa come mistero, alimentando voci su ciò che le fotografie potrebbero mostrare. In realtà è il frutto di una ponderazione: la Fondazione ha scelto di trattare le immagini non come oggetti estetici da esporre, ma come documenti da proteggere. Anche a costo di non mostrarle.