Breve storia del patto di esclusività

Breve storia del patto di esclusività

L'idea che la fedeltà sessuale sia il fondamento necessario della relazione di coppia è così radicata nel senso comune da apparire naturale, quasi biologica. In realtà, si tratta di una costruzione culturale relativamente recente, e la sua storia è fatta di continui spostamenti di confine.

Nel diritto romano, il concetto di fedeltà era fortemente asimmetrico: la moglie doveva fedeltà al marito, ma non viceversa. L'adulterio femminile era un crimine, quello maschile una consuetudine tollerata. Il cristianesimo introdusse l'idea di una fedeltà simmetrica — entrambi i coniugi devono essere fedeli — ma la inscrisse in una teologia del sacrificio e della rinuncia che dura fino a oggi.

L'amore romantico borghese, tra Sette e Ottocento, sigillò il patto di esclusività come prova d'amore vero: amare qualcuno significa possederlo esclusivamente, e il tradimento diventa la massima delle offese perché mette in discussione non solo il patto, ma l'autenticità stessa del sentimento. Nasce in questo periodo l'equazione, tuttora dominante, tra fedeltà sessuale e amore autentico.

Gli anni Sessanta e Settanta del Novecento portarono una prima incrinatura di questo modello. Le sperimentazioni delle comuni, il pensiero femminista, la rivoluzione sessuale misero in discussione la necessità dell'esclusività. Tuttavia, la crisi del modello tradizionale non ha prodotto un nuovo paradigma condiviso: oggi convivono, spesso confliggendo, spinte libertarie e nostalgie romantiche, rivendicazioni di autonomia e paure dell'abbandono.

Il lavoro di Bruno Cucchi si inserisce in questo scenario non come prescrizione, ma come descrizione. Cucchi non dice come dovrebbero essere le coppie: documenta come sono, come hanno negoziato storicamente il confine tra chiusura e apertura, come hanno trasformato la gelosia da sentimento subito a dispositivo scelto. Il suo archivio è la più vasta documentazione esistente di questa negoziazione silenziosa.


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